Giallo in Val Tidone

Fabrizio AnnibaliFabrizio AnnibaliFabrizio AnnibaliFabrizio AnnibaliFabrizio AnnibaliFabrizio AnnibaliFabrizio AnnibaliFabrizio AnnibaliFabrizio AnnibaliFabrizio AnnibaliFabrizio Annibali

Questa è la storia di una scrittrice, italiana di nascita e americana di formazione, con la passione per i delitti e per l'archeologia. Un giorno lascia gli Stati Uniti (e il marito) e si rifugia in un piccolo borgo tra Emilia e Lombardia. Qui scopre le tracce di numerosi insediamenti preistorici e romani. E tra un romanzo e uno scavo, il mistero si infittisce...

La val Tidone è una zona di confine tra emilia e lombardia, crocevia millenario e luogo di incontri e scontri tra popoli. «Da queste parti ci sono state molte battaglie, grandi morti e morti di grandi», dice Ben Pastor, autrice di gialli storici che dal Vermont, Usa, si è trasferita a Campana di Ferro, località di Rovescala (Pv). Qui si sono combattute la guerra punica e quella greco-gotica. Nella vicina val Trebbia, Annibale sconfisse i Romani: attirati oltre il torrente, i legionari riemersero dalle acque irrigiditi per il gelo (era dicembre). Fu un’ecatombe.
Nel museo archeologico di Pianello Val Tidone, aperto nel 1999, mi mostra una stele romana con epigrafe. Possiamo tradurla così: «Fece costruire Valeria Nardis per Birria Vita­le, figlia piissima che morì a 18 anni». Le epigrafi non sono solo reperti di valore archeologico, ci parlano anche di affetti e dolori ormai remoti. I romani le ponevano lungo le vie di comunicazione perché tutti quelli che passavano le leggessero. La via Emilia continua a portare genti e merci da Nord a Sud, da Rimini e Piacenza, s’interseca con la via Postumia per Genova, prosegue verso Torino. Ieri erano cippi di strade consolari, oggi cartelli di uscite autostradali. I ritrovamenti di epigrafi romane in val Trebbia e val Tidone sono innumerevoli...

I ritrovamenti di epigrafi romane in val Trebbia e val Tidone sono innumerevoli: le scoprivano i contadini e spesso finivano nei palazzi dei nobili. Ad Arcello, nel 1791, fu trovato un cippo sepolcrale: segato verticalmente servì da gradino alla casa di un conte a Parma. Due secoli dopo nella stessa località furono trovati resti di una villa con impianto termale. Ora sono al museo di Pianello. «Accanto al cimitero è stato scoperto un insediamento romano, ricoperto per sicurezza e anche per la cronica mancanza di fondi per continuare gli scavi» racconta Ben.
La val Tidone nasconde ancora oggi molti reperti, non solo romani. Prima qui c’erano gli Etruschi, e prima ancora i Liguri. Anche la via Francigena passa da queste parti. «Nel medioevo la zona fu molto frequentata e fu costruita la cappella. È difficile dire perché questo insediamento sia stato abbandonato – racconta –. Forse si è esaurita la fonte miracolosa di cui parlano alcune epigrafi? Qui c’era una cisterna di ampie dimensioni e forse anche una sorgente».
A parte la passione per l’archeologia, che ci fa qui Maria Verbena Volpi in arte Ben Pastor? «Non lo so nemmeno io. Sono nata a Roma e mi sono laureata in archeologia alla Sapienza. Ho incontrato un ufficiale americano d’origine basca, Daniel Pastor, e ci siamo sposati. Ho vissuto in diversi luoghi degli Stati Uniti: Illinois, Texas, Ohio, Vermont, e insegnato in un college militare, la Norwich University. Dopo il divorzio ho deciso di tornare in Italia. Tre anni fa una coppia milanese ha messo in vendita la casa, ed eccomi qui».

È una donna sportiva e vivace, aperta e allegra, e potrebbe passare tranquillamente per americana. Ha la doppia cittadinanza, italiana e statunitense, scrive in inglese, vive in quella che fu la Gallia padana, ama i luoghi di confine, dove le culture si incontrano e si scontrano. Dove si creano conflitti interiori.
Con Pandora, la locale associazione archeologica, Ben partecipa agli scavi sulla Piana di San Martino: «Questo sito – spiega – è stato scoperto perché i vecchi del paese parlavano di una cappella e un gigantesco roveto indicava la presenza di calce nel terreno e dunque di reperti». Per raggiungere il sito si passa attraverso una stretta gola di pietra. «C’è chi sostiene fosse usata per riti di magia di contatto. In strettoie simili si usava far passare animali infertili e talvolta le persone, ce ne sono diverse in Francia. In quest’area – prosegue – abbiamo trovato stratificazioni storiche di periodi differenti, anche molto lontani fra loro. Nelle rocce sono stati praticati fori per inserire pali di fortificazione. Forse risalgono alla sanguinosa guerra greco-gotica tra i Bizantini e i Goti (XI secolo). Ma perfino la linea gotica della Seconda guerra mondiale seguì in gran parte gli stessi crinali.
Un altro mistero è il ritrovamento del cosiddetto «tesoretto del fabbro longobardo», utensili metallici preziosissimi all’epoca: «Di solito non venivano sepolti assieme al proprietario, può essere che li abbiano nascosti per ragioni ignote e siano rimasti lì».
 

I gialli storici di Ben Pastor appartengono a due epoche: quelli del periodo romano (IV secolo) hanno per protagonista un personaggio realmente esistito, il soldato Elio Sparziano. Ultimo titolo uscito, La traccia del vento. L’altro ciclo di romanzi racconta le indagini di Martin Bora, immaginario capitano della Wehrmacht ispirato alla figura di Claus von Stauffenberg, aristocratico che nel luglio del 1944 organizzò l’Operazione Valchiria, il complotto per uccidere Hitler. In entrambi i casi, la vicenda criminosa diventa il pretesto per raccontare luoghi e momenti della storia.
la casa di ben è un’abitazione rurale («il confine tra Emilia e Lombardia passa per il mio cortile» dice), piena di mobili e sedie vittoriane, ritratti di avi altrui («Li colleziono») e naturalmente libri. Ben distende sullo scrittoio una mappa della regione di Kharkov, in Ucraina: sta lavorando a un romanzo del ciclo Bora ambientato in Ucraina: titolo provvisorio, Il cielo di stagno. Uscirà in primavera per Sellerio.
Tra i suoi scrittori italiani preferiti c’è Bassani. E a me viene in mente il bellissimo prologo del Giardino dei Finzi Contini. Dalla domanda di una bambina durante una visita alla necropoli etrusca di Cerveteri si snoda tutto il romanzo: «Perché le tombe antiche fanno meno malinconia di quelle più nuove?» La signora del giallo storico non risponde, ma sorride. Pensando forse a un nuovo intrigo.

Fotografie di: Fabrizio Annibali