Alagna Valsesia: un altro giro di walser

Nicola BertasiNicola BertasiNicola BertasiNicola BertasiNicola BertasiNicola Bertasi

Dopo anni di abbandono, i villaggi della val d’Otro sono tornati a popolarsi. all’inizio di ogni primavera giovani contadini e allevatori, locali e stranieri, cercano di riscoprire la vera agricoltura sostenibile di montagna. Li abbiamo intervistati

ESCLUSIVA WEB - Guarda la fotogallery con altre immmagini di Nicola Bertasi. Clicca qui.

Le case Walser sono costruite in pietra e legno, sono solide e resistenti, da lontano sembrano puntini scuri disegnati a 1700 metri, circondati dalle vette adiacenti al Monte Rosa, nel verde della val d’Otro. Le dimore sono molto vicine, come se volessero farsi compagnia durante il freddissimo inverno. Si raggruppano in sei villaggi, Follu, Felleretsch, Ciucche, Dorf, Scarpia e Weng che distano soltanto poche centinaia di metri l’uno dall’altro. Per raggiungerli bisogna prendere una mulattiera in salita che parte da Alagna Valsesia (Vc), Comune Bandiera arancione del Tci, camminare un’ora e mezzo nel bosco, tenere d’occhio i segnavia dipinti sulla pietra, dimenticarsi del telefonino e seguire le ripide curve del monte, fino a raggiungere questo leggendario altipiano, sospeso nel tempo.
Gli edifici sono abitati ancora oggi, ma soltanto nel pieno dell’estate quando i prati sono verdi e il pascolo è possibile. Il resto dell’anno le case sono chiuse e i loro abitanti ritornano a valle; la neve e il gelo diventano naturali ostacoli a qualsiasi attività umana e neanche l’asino ce la fa a inerpicarsi sul sentiero per portare le provviste fin lassù.
Quando però arriva la primavera, quasi di colpo, tutto cambia. La neve inizia a sciogliersi e le grandi praterie cominciano a colorarsi prima di verde e poi di tanti colori, grazie alla varietà dei fiori. I pochi pastori si mettono in marcia per la consueta transumanza. Ma non è stato sempre così. Un tempo questi villaggi erano popolati anche durante l’inverno: infatti le abitazioni sono costruite per resistere a qualsiasi tipo di condizione climatica. La storia delle popolazioni walser in Italia comincia nel XIII secolo, quando si assiste a una massiccia migrazione proveniente dal Vallese.

Sembra che i coloni si siano spostati a sud delle Alpi alla ricerca di nuovi pascoli, complice il clima mite degli inverni medievali che garantiva la sopravvivenza a quote alte. Nel corso degli ultimi due secoli la comunità walser ha perso la sua granitica compattezza in Valsesia e la lingua e le tradizioni non costituiscono più l’ossatura culturale del bacino alagnese. La comunità walser si formò attorno al 1250: un’antichissima storia fatta di migrazioni e isolamento. La popolazione residua è oggi schiva, orgogliosa della sua lingua e delle sue tradizioni e conserva una certa delicatezza e un senso del vivere insieme molto forte. Inoltre oggi si assiste a un ritorno di interesse verso le attività agricole montane in alta quota e, anche a causa della crisi e della congiuntura economica degli ultimi anni, molti giovani abitanti valsesiani stanno sperimentando rinnovate forme di pastorizia sostenibile legata a un’agricoltura in sintonia con la natura.
Luca Cucchi, cuoco professionista, ha girato il mondo zaino in spalla e ha vissuto a Londra diversi anni. Qualche tempo fa decide di ritornare ad Alagna per dedicarsi alle sue montagne. Siamo a maggio, le nevi si stanno sciogliendo: è finalmente tempo di salire. Luca parte insieme alle sue capre, l’asino carico di provviste e gli amici che lo accompagnano, quasi in festa. Si stabilisce nella frazione Weng dove ha sede la cooperativa La Vita Pura (www.lavitapura.org). Uno straordinario esperimento che ha come fine quello di creare una comunità economicamente sostenibile che valorizzi le risorse del territorio e del paesaggio.

Del gruppo fanno parte agricoltori, guide alpine, maestri di sci. E anche un medico olandese, Raymond, che da qualche anno si è trasferito in Valsesia, innamorato di questi monti. Insieme stanno lavorando a diverse attività: coltivazione di patate e ortaggi, pastorizia e produzione di formaggi, panificazione, con sperimentazione di forme di baratto alternativo al commercio, in una costante tensione per far sì che si possa vivere il più possibile in armonia con la natura.
Andarli a trovare può essere un’esperienza indimenticabile. C’è sempre l’occasione di scambiar due chiacchiere e trovare una tisana calda, dopo la lunga camminata. Ma è completamente inutile cercare affannosamente il wi-fi. Non c’è.
La cooperativa ha avviato anche un’intensa attività di woofing (sorta di lavoro alla pari) coadiuvata dall’organizzazione mondiale www.woof.net che offre vitto e alloggio in cambio di qualche ora di lavoro volontario.
Marije, da Amsterdam, si è fermata d’estate in val d’Otro. Si dice entusiasta dell’esperienza, contenta di aver scoperto un luogo magico e fuori dal tempo dove poter imparare ogni giorno a lavorar la terra e a occuparsi degli animali. Bryan invece è americano ed è stato uno dei primi a raggiungere Weng. Inizialmente aveva programmato di fermarsi soltanto un paio di mesi ma sono ormai due anni che fa compagnia alle caprette di Luca e non ha alcuna intenzione di ritornare negli Stati Uniti.
Nei villaggi vicini c’è anche Livia che possiede manze e vacche da latte e una bellissima casa con tanti fiori e Ugo, proprietario anche lui di diverse mucche, che si fa aiutare da Lorenzo, un ragazzo di 14 anni che durante la pausa scolastica estiva preferisce la pastorizia. La val d’Otro sembra insomma un piccolo mondo fuori dal tempo, che tiene strette le antiche tradizioni della montagna per farle rivivere anche oggi, senza perdere un certo senso di magia.

Foto di Nicola Bertasi