Milano. Walter Bonatti, "L'uomo di Friedrich"

Ammirando le immagini di Walter Bonatti nella mostra Fotografie dei grandi spazi a lui dedicata presso il Palazzo della Ragione di Milano – da poco confermato come polo espositivo fotografico per eccellenza della città –, dove si è inaugurata oggi e sarà aperta al pubblico da domani, 13 novembre, fino all’8 marzo 2015, si ha l’impressione che il famoso alpinista, esploratore, fotografo e narratore sia davvero “L’uomo di Friedrich”; come lo definisce Adessandra Mauro, curatrice della mostra insieme con Angelo Ponta. Il richiamo è al famosissimo dipinto di Caspar David Friedrich “Viaggiatore sopra il mare di nebbia”. Come il personaggio di Friedrich, in marsina e con il bastone da passeggio, raffigurato di spalle in cima a un picco roccioso, contempla davanti a sè, nel 1818, i monti della Sassonia che emergono dalla bruma, Bonatti compare in piedi in cima a una cuspide, sull’Isola di Pasqua, in un’immagine del 1969: uno dei suoi tanti autoritratti – selfie ante litteram – realizzati con autoscatto a filo (o con telecomando) o con la fotocamera su un artigianale cavalletto, nel corso di tutte le sue avventure. Che nell'arco di oltre quarant’anni lo porteranno a esplorare ogni angolo del mondo.

Una passione la sua, quella per l’avventura, che si manifesta da giovane, ragazzo della Pianura padana: perso a contemplare le lontane modeste alture all’orizzonte (preludio per lui delle storiche e a volte drammatiche scalate del K2, del Petit Dru, del Pilone Centrale del Freney sul Monte Binco e del Cervino), e a cimentarsi nelle traversate a nuoto del Po con gli amici, sognando mari, oceani e spazi lontani. Dove da adulto si sarebbe recato sulla spinta della necessità di interrogarsi e meditare: sempre “restando fuori dalla caotica e ottenebrante quotidianità del sociale”, come avrebbe scritto nella prefazione del suo libro “In terre lontane” (Baldini & Castoldi, Milano, 1997).

Bonatti ci riuscì, a restare fuori dall’ottenebrante quotidianità: in Antartide e in Patagonia, in Alaska e nella Terra del Fuoco, in Africa e in Australia, dal Kilimangiaro alle sorgenti del Nilo. Sulle tracce dei suoi amati scrittori classici dell’avventura, i cui libri si portava nello zaino al pari di guide, è approdato sull’isola del Robinson Crusoe di Defoe ed esplorato il "Mondo perduto” descritto da Conan Doyle, ha navigato il fiume Yukon nel Klondike con Jack London ed esplorato le isole Marchesi con Herman Melville. Deserti, vulcani, ghiacciai, fiordi, spesso percorsi in solitario, per il settimanale Epoca: alla scoperta di luoghi e popoli in cui si immergeva, e con cui voleva integrarsi, condividendone fino in fondo l’esistenza. Per raccontarla poi a noi, che in queste sue immagini – tratte dai suoi spettacolari servizi giornalistici, ci sentiamo solo un passo indietro, alle sue spalle, appena fuori dall’inquadratura.

Che si tratti della marcia di avvicinamento al Kilimangiaro, mentre attraversa un altopiano coperto di erica in Tanzania, o di un momento di sosta, dopo aver montato la sua fragile tenda fra le dune dell'immenso deserto del Namib, in Namibia, tutte le fotografie – raccolte nel catalogo edito da Contrasto-Gamm Giunti – sono accompagnate da fulminee osservazioni personali. Che ci raccontano in presa diretta, al presente, come è arrivato fin lì. E che cosa ha osservato e capito di quel che ha scoperto. È chiaro che per lui conoscere il mondo è sempre stato il mezzo migliore per riuscire a conoscere se stesso.

Walter BonattiWalter Bonatti

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